Sulla giustizia

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SULLA GIUSTIZIA

Città del Sole, 27.3.2001

Quando ero piccolo, mi raccontavano una barzelletta che, nonostante gli anni, mi sembra ancora simpatica. Dunque …
Un importante uomo politico decide di farsi un giro per i vari enti pubblici, per rendersi conto di come funzionano effettivamente le cose. Il personaggio arriva in una scuola e si accorge che è carente di tutto. Si rivolge, allora, al suo fido portaborse e gli detta la cifra da stanziare per le scuole. Il segretario prende nota.
I due vanno, poi, in un carcere … anche qui le strutture sono insoddisfacenti. Il politico detta ancora una volta appunti al suo segretario. Questi, stupito dalla diversità della somma assegnata, gli chiede:
- Scusi, onorevole, come mai per le scuole ha stanziato così poco e per le carceri tutti questi miliardi?
- Beh! A scuola ormai non ci torno più! – replicò serio l’onorevole.
E veniamo a noi.

Questo soliloquio e gli altri dell'autore si possono leggere su

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Non voglio passare per un nostalgico di tempi che non ho vissuto e che non conosco … però spesso ho sentito gente ricordare di quando si poteva lasciare la porta di casa aperta … ed invidio loro il fatto di aver avuto questa possibilità senza essere incriminati. Ora invece non solo ti rubano tutto pur se chiudi la porta con cento catenacci, non solo non riavrai i beni perché mai nessuno arresterà nessun ladro, ma dovrai giustificarti per il fatto di essere stato derubato.

Che tempi di cacca! Non so proprio dove si andrà a finire continuando a non toccare Caino e torturando, invece, il povero Abele. Qui si sta perdendo il senso della misura … e della ragione. Ormai in questo paese di Pulcinella può succedere di tutto e la Giustizia è una chimera lontana.

Lettera del 30.3.2001 di un lettore di Metro - Hanno inventato tutto i due albanesi risarciti.
“Leggendo dei due albanesi che hanno ottenuto un risarcimento dallo Stato di 500 milioni di lire, mi viene da pensare che questi furbi individui abbiano imbastito ad opera d’arte tutta la storia, come attori consumati, con la complicità della presunta vittima loro connazionale, che, guarda caso, poi li ha scagionati. Sapendo che ne valeva la pena, visto che ora sono milionari, si sono adattati per 13 mesi nelle carceri “italiane” che non sono peggio dei centri di accoglienza e degli alberghi della loro terra. Tutto ciò mi conferma i gravi dubbi che ho sulla giustizia italiana . E noi paghiamo”.
Anche io sono d’accordo con il lettore e sono più sconsolato perché mi sono ricordato di quello che avevo letto qualche anno fa e che ora riporto per dovere di cronaca:
(Il Giornale - 17.3.1999) - Un mafioso fa il suo nome: innocente tre anni di galera.
Stette in galera fino al 18 ottobre 1988: esattamente 3 anni e 6 mesi. È di quell’anno la prima condanna: 3 anno per associazione mafiosa, assolto invece per l’omicidio. Il processo d’appello (6 novembre 1989) ridusse la condanna a 2 anni e 10 mesi. Lui comunque la galera l’aveva già fatta. La Cassazione, il 13 febbraio 1990, annullò il processo d’appello. Lo rifecero da capo e (*) (*) fu completamente assolto nell’agosto del 1994. Aveva cinquant’anni. Riprese il lavoro e lo stipendio che gli avevano sospeso per 6 anni. Cominciò a pagare i debiti contratti dalla moglie, che per mangiare si era rivolta ad amici e parenti. Però, nel 1994, gli hanno dato 64 milioni di risarcimento”.

Era italiano … Al cittadino italiano 64 milioni di lire, all’albanese mezzo miliardo! Meglio riderci sopra ... ormai invece che andare a teatro o al cinema, per ridere basta leggere la cronaca ed infatti qualche giorno fa ho ascoltato dalla televisione questa notizia che mi è sembrata quasi una barzelletta … e davvero ci sarebbe da ridere se non toccasse casi umani. Dunque, tempo addietro un minorenne investe un bimbo con l’automobile (ovviamente guidava senza patente). Iniziò un processo che è tuttora in corso; nel frattempo, però, l’investitore è morto; è deceduto pure chi gli aveva affidato la macchina e, per concludere, è morto anche il loro avvocato difensore. Tutto questo, è doveroso ricordarlo, è avvenuto nell’arco di quasi 30 anni, più di 5 lustri senza arrivare ad una sentenza definitiva.

Ecco la giustizia italiana. Ecco perché in Italia non emergono più grandi comici … in Italia è tutto una barzelletta.

Anche questa l’ha scritto il Tuscio thumb_Anonimo_olevanese.jpg

Anonimo Olevanese da piccolo osserva il mondo

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