Ad un'amica

Da Pklab.

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Città del Sole, 1.1.1980

Carissima,

mi chiedi cosa faccio tutto il giorno e a cosa penso; mi domandi come trascorro le sere e le notti. Che dirti? Le tue domande mi inducono a credere che ancora ti ricordi di me, che qualche volta mi pensi e … il saperlo mi da tanta gioia, mi illumina un’esistenza altrimenti più grigia e noiosa. Poi, però, mi accusi di averti fatto del male e, anche se continui a dichiararla, dalle tue parole capisco che ormai la tua fiducia in me va scemando ogni giorno di più. Questo mi rende ancora più triste, come se non mi bastasse di essere triste per i fatti miei; i tuoi rimproveri mi addolorano ... mi fanno star male ....

OMISSIS

Io non ho più il coraggio di un tempo; sono pure convinto che se provassi a tirare fuori la mia vecchia spada arrugginita ne avrei sicuro danno … allora sono diventato come il tarlo per il legno, il verme per la mela. Continuerò la mia guerra solitaria, animato dalla mia tristezza e dalla mia noia; continuerò a combattere nemici che non conosco più e non saprò mai quando vinco e quando perdo. Come Sisifo rotolerò la mia pietra fino alla china finché non verrà il tempo in cui Charun pianterà il chiodo ed io raggiungerò finalmente la mia gente.

Forse allora ci rivedremo.

Addio!

Lo scrisse il Tuscio thumb_Anonimo_olevanese.jpg

Anonimo Olevanese da piccolo osserva il mondo

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