Sotto un mantello cencioso

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Quando un operaio lo chiamò, Ottavio si alzò quasi a malincuore ed allontanandosi mi disse: “Scusami, devo andare! Tu continua pure a rimanere vicino al fuoco, se vuoi… E vienimi a trovare più spesso … è un piacere chiacchierare con te!”. Quando un operaio lo chiamò, Ottavio si alzò quasi a malincuore ed allontanandosi mi disse: “Scusami, devo andare! Tu continua pure a rimanere vicino al fuoco, se vuoi… E vienimi a trovare più spesso … è un piacere chiacchierare con te!”.
-Lo salutai … anche io dovevo andare via. Lo vidi immergersi nella penombra e poi scomparire … quanto era nel giusto Cecilio Stazio quando affermò: “Spesso anche sotto un mantello cencioso c’è la sapienza ”.+Lo salutai … anche io dovevo andare via. Lo vidi immergersi nella penombra e poi scomparire … quanto era nel giusto [[Cecilio Stazio]] quando affermò: “Spesso anche sotto un mantello cencioso c’è la sapienza ”.
'''Questo successe al Tuscio''' '''Questo successe al Tuscio'''

Revisione 19:40, 28 Giu 2007

SOTTO UN MANTELLO CENCIOSO ...


Città del Sole, 21.6.2003

L’odore dell’olio appena spremuto e quello della “nuzza” che gli operai ammucchiavano in un angolo del locale, le fiamme del focolare e la luce fioca, che sembrava pervenire da una torcia piuttosto che da una lampadina elettrica, mi davano sensazioni strane, indescrivibili ... Entrando in quel frantoio mi era quasi sembrato di aver attraversato la porta del tempo, di esserne stato risucchiato e spedito nel Medioevo, anzi molto più indietro, fino a raggiungere la mia gente. Si, quel luogo assomigliava proprio alla cucina etrusca della tomba Golini di Orvieto ... Ottavio mi vide e mi chiamò: “Tuscio! Vieni qui vicino al fuoco … mentre quelli lavorano, ci facciamo quattro chiacchiere e ci gustiamo un bel bicchiere di vino”.

Mi avvicinai più per dovere di cortesia che per altro: di cosa avremmo potuto parlare? Che avevamo da spartire noi due? Cosa avevamo in comune? Quali argomenti potevano legare un giovane liceale ed un rude contadino? … Mi sedetti quasi controvoglia, ma la sua allegria già mi contagiava. Le fiamme creavano un’atmosfera irreale … vicino alle macine la gente era indaffarata … Ottavio versò nei bicchieri un vino rosso il cui aroma superò tutti gli odori e stuzzicò le mie narici.

  • Assaggia un po’ che vino ho fatto quest’anno! – disse con sano orgoglio contadino porgendomi un bicchiere.
  • Buono davvero!
  • Mangia anche qualche noce e qualche nocciolina così il vino “ci azzecca di più”. Anzi, faccio portare anche un po’ di salsiccia e di provolone … io ho anche un po’ di fame … tu no?

Ero contento di quella sana ospitalità contadina e quel pasto improvvisato e fuori orario era davvero stuzzichevole.

  • Che scuola fai ora?
  • Il liceo classico – risposi impettito, ma senza darlo a vedere.
  • Bella scuola! E che classe frequenti?
  • Il quinto!
  • Il quinto ginnasio? – chiese sorpreso Ottavio.
  • No! Volevo dire il terzo liceo … normalmente nessuno capisce che il liceo classico …
  • E che vogliono capire questi! – mi interruppe Ottavio - Nessuno sa cos’è il liceo classico . Secondo me è la migliore scuola del mondo … e dimmi ti piace la letteratura greca?
  • Molto! Personalmente la ritengo superiore anche a quella latina.
  • Sono d’accordo! Ti dirò di più… quando ho un po’ di tempo leggo sempre qualche autore classico … mi piace soprattutto … Che ne pensi …?

Tra me e me sorridevo … Avevo concluso l’anno con ottimi voti … l’avrei potuto schiacciare dall’alto di una cultura che non pochi ritenevano vastissima … Ritenni, però, che non era giusto mettere in difficoltà quel bravo cristo, oltretutto così cortese nei miei confronti ... con il trascorrere del tempo, però, mi accorsi che nessun discorso, giudizio o critica lo stupiva o lo metteva in difficoltà. Ottavio era sempre pronto a dare il proprio parere, a contestare, a fornire deduzioni e commenti niente affatto peregrini. Decisi, allora, di “alzare” il livello della nostra chiacchierata. Il mio interlocutore, tra un sorso di vino ed un boccone di pane e salsiccia, replicava senza apparente difficoltà … in varie occasioni ero addirittura io a stentare. La cultura di Ottavio, anche quella scolastica, era incredibile. Chiacchierammo a lungo … ormai avevo perso la boria che avevo e mi accorsi che addirittura provavo piacere a parlare con lui, mi sentivo più ricco, più istruito … migliore. Ottavio spaziava nel tempo e nei ricordi: un aneddoto, una critica, un giudizio. Mi accorsi che la sua cultura era immensa, la sua saggezza illimitata, la sua “umanità” infinita. I minuti passavano troppo in fretta ed io ero in un mondo che non conoscevo, che non avrei mai immaginato che esistesse. Avrei voluto fermare il tempo, avrei voluto continuare ancora ad inebriarmi di vino, di calore e di sapienza antica … sapevo bene che difficilmente si sarebbe presentata una simile situazione.

Quando un operaio lo chiamò, Ottavio si alzò quasi a malincuore ed allontanandosi mi disse: “Scusami, devo andare! Tu continua pure a rimanere vicino al fuoco, se vuoi… E vienimi a trovare più spesso … è un piacere chiacchierare con te!”.

Lo salutai … anche io dovevo andare via. Lo vidi immergersi nella penombra e poi scomparire … quanto era nel giusto Cecilio Stazio quando affermò: “Spesso anche sotto un mantello cencioso c’è la sapienza ”.

Questo successe al Tuscio

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